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In arrivo in libreria "David Bowie - Fantastic Voyage" di Francesco Donadio

La copertina del nuovo libro di Francesco Donadio, dedicata all'opera di David Bowie

FANTASTIC VOYAGE, appena uscito per Arcana, Francesco Donadio decodifica il “mistero Bowie”.



Nell'anno di Bowie” – come l'ha definito l'autorevole testata Mojo – arriva in libreria, per i tipi di Arcana, DAVID BOWIE. FANTASTIC VOYAGE. TESTI COMMENTATI (€ 25,00) in cui Francesco Donadio, già autore di un’acclamata biografia su Edoardo Bennato, analizzato e decodifica tutte le liriche del “Duca Bianco”, raccontando nel contempo il “fantastico viaggio” di tutta una vita e di una carriera inimitabile.

Simbolo di libertà e creatività, edonismo e decadenza. Creatura in apparenza aliena, attraversata tuttavia da umanissime angosce sulla vita e sulla morte, sulla religione, sulla fama e sul sesso. David Robert Jones in arte Bowie è ritenuto un genio (dagli estimatori) o uno scaltro manipolatore (dai detrattori), non sono ammesse mezze misure. In ogni caso il “camaleonte del rock”, come lo definiscono alcuni titolisti dotati di scarsa fantasia, è uno mai banale, raramente prevedibile, sempre pronto a spiazzare. C’è riuscito per l’ennesima volta, l’8 gennaio 2013 – giorno del suo 66° compleanno – quando, dopo un’assenza protrattasi per dieci lunghi anni, mentre i giornali avevano già preparato i loro “coccodrilli”, è resuscitato su Web, Facebook e Twitter postando il video di una nuova inaspettata canzone, Where Are We Now, e annunciando l’imminente uscita dell’album preparato in gran segreto The Next Day. Quella fatidica mattina tutti – anche chi in passato non l’aveva mai amato più di tanto – si sono resi conto di quanto fosse mancato, alla scena musical/artistica, uno come David Bowie.

E oggi, finalmente, lo si può affermare a voce alta: Bowie è uno dei “grandi padri” di quella che taluni chiamano musica rock, e altri preferiscono definire più ecumenicamente pop. Sono ormai quarant’anni che calca le scene, ha attraversato (quasi) tutti i generi e alcuni ha contribuito a crearli: dal rhythm’n’blues degli inizi alla jungle/industrial degli anni Novanta, passando per il folk cantautoriale, il Glam Rock en travesti, il plastic soul, la New Wave in salsa krauta, l’elettronica sperimentale, l’heavy-grunge alternativo e ancora molti altri. Se il sound e l’immagine non bastassero, ci sono le canzoni a fare la differenza: Space OddityRebel RebelYoung AmericansLet’s Dancee la lista potrebbe andare avanti per ore. Musica potente, contrassegnata da liriche talora misteriose e di ardua decifrabilità. Del resto, lui è un maestro nel mandarti fuori strada, disseminando nei suoi testi molteplici riferimenti e facendo ampio uso della tecnica del “cut-up” di ispirazione burroughsiana. Esiste però una continuità di fondo nell’opera di Bowie e, come egli stesso ha ammesso, “in fondo alla fine ricorrono sempre gli stessi temi, che poi sono i miei interessi”. Non può che essere questo, pertanto, il punto di partenza per “decodificare” le liriche di un artista che ha saputo dare una brillante forma artistica ed estetica alle proprie ansie e ai propri travagli esistenziali. Questi, a sua volta, erano i medesimi conflitti vissuti dai suoi fans; e Bowie, in tutti questi anni, non ha mai smesso di offrir loro quel conforto riassumibile nel metaforico, melodrammatico abbraccio con cui concludeva i concerti degli anni Settanta: “you’re not alone!” 


FRANCESCO DONADIO. Ricercatore e scrittore, appassionato di pop angloamericano, autore dei saggi Teddy-boys rockettari e cyberpunk (con Marcello Giannotti) e Edoardo Bennato. Venderò la mia rabbia (Arcana, 2011). Ha scritto di musica per «Tuttifrutti» e «Il Mucchio Selvaggio» e ha lavorato per la RAI, l’ADN Kronos e varie radio private. E’ caporedattore della testata «Extra! Music Magazine» (www.xtm.it).

«L’ingegno e la raffinatezza sono stati il contributo di David al rock’n’roll». (Lou Reed)
«Bowie è multidimensionale. Per la maggior parte della sua carriera, è stato un iconoclasta, non uno che segue le tendenze. Inoltre, possiede quello charme e quel carisma che di solito vengono associati alle leggende del cinema» (Tony Visconti)
«Ho amato tutto il suo lavoro degli anni Settanta. E’ un corpo di opere incredibile, brillante e innovativo. Non riesco a pensare a nessun altro artista che abbia avuto così tanto impatto in un periodo così breve» (Marc Almond)
«Questo artista è una perenne fonte di ispirazione, un punto di riferimento per tutti gli stilisti del mondo». (Jean Paul Gaultier)
«La prima volta che ho visto Bowie ho pensato: non sono l’unico ad essere un tipo strambo in mezzo al nulla più totale». (Boy George)
«E’ tutta posa. Non ha nulla a che vedere con la musica, e ne è cosciente anche lui. Non mi viene in mente nulla che abbia fatto che mi abbia dato i brividi» (Keith Richards)
«La musica di Bowie mi piace perché, fondamentalmente, è dissonante. Bowie non ha paura della distonia, della cacofonia, dell’aleatorio. E’ uno dei pochi musicisti pop che ti risparmia la noia dei soliti tre accordi e s’inventa strutture armoniche da musica classica» (Morgan)
«C’è la Old Wave. C’è la New Wave. E c’è David Bowie» (pubblicità della RCA per ‘Heroes’, 1978) 
«David Bowie is THE Man, col THE maiuscolo» (Morgan)
«E’ rimasta una delle mie radici più piantate sul terreno» (Enrico Ruggeri)
«Bowie ha sempre osato. E’ passato da un periodo all’altro rinnegando o rinnovando completamente quello precedente. In questo assomiglia molto agli artisti di altri campi, ai pittori, agli scultori, alle avanguardie dell’inizio del secolo scorso» (Manuel Agnelli - Afterhours)
«Qualche anno fa ho mandato una mail a David per il suo 57° compleanno. Ho scritto: “57???  Non è arrivato il momento che ti trovi un vero lavoro? Firmato Ricky Gervais, 42 anni, attore”. Mi ha risposto: “Ce l’ho un vero lavoro. Firmato: David Bowie, 57 anni, Dio del Rock”» (Ricky Gervais)

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