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Metal dal respiro internazionale per i Nowhere Crowd


A cura di Lucia Muolo

Una band “numerosa” come questa (i componenti sono infatti sette) fa presupporre che ci siano altrettante numerose influenze nello stile, nella composizione, nell’approccio ai brani ed è esattamente lo specchio di questo progetto: il lavoro è intriso di personalità differenti e esperienze musicali soggettive. Se avessi ascoltato l’E.P. senza avere alcuna conoscenza preliminare, non avrei mai pensato che questo validissimo prodotto industrial fosse di provenienza nostrana. Seppur italianissimi, la band è attiva infatti dal 2009 tra Padova e Vicenza, il loro lavoro ha richiami ad un ampia e percorsa tradizione musicale che va dagli statunitensi Nine Inch Nails ai norvegesi The Kovenant con striature alternative rock e influenze delle più rinomate band heavy metal. Ho letto le poche notizie di cui ho bisogno per iniziare l’ascolto del nuovo gruppo che mi è stato proposto e subito sono terribilmente affascinata dalla componente femminile della band: Genny Minoliti. Ancora più sorpresa quando, all’ascolto del primo brano, scorgo una seconda voce femminile, che scoprirò poi essere Elena Dalla Pozza. Chiamatelo esser di parte, difender la categoria…ma a me questa particolarità piace, e pure tanto.

Il sopra citato primo brano è In Nightmares He Will Come: inutile sottolinearne i richiami cinematografici, questo è uno dei due brani accompagnati da un videoclip visibile on-line. La ritmica è veloce e chiara, il ritornello convincente, e a dare la prima pennellata gothic ci pensano i melodiosi incisi femminili. Dopo averla ascoltata più volte credo sia il brano che apre l’E.P. proprio per esplicitarne la direzione. Credo che, anche concettualmente parlando, sia il brano con cui l’intero progetto Nowhere Crowd possa essere rappresentato. La prima impressione è positiva e dopo aver scritto qualche parola da sviluppare poi per la recensione, voglio passare alla seconda track per capirne di più. Ecco che arriva l’intro angosciante di Goodbye…sono totalmente catturata dall’attesa e piacevolmente stupita da ciò che ascolterò dopo: l’alternarsi, perfettamente riuscito, della potenza della voce maschile(sebbene ancora acerba in qualche passaggio) e della delicatezza di quella femminile, estesa e controllata. Anche per questo secondo estratto è stato girato un videoclip, diretto da Cristian Tomassini.

The best is yet to come…e le aspettative sono ampiamente soddisfatte. E’ il pezzo per cui ogni metallaro si lascerebbe andare ad un pogo esagerato, immaginando di essere al Gods Of Metal. È proprio in questo brano che mi piacerebbe vederli dal vivo e, per amplificare le sensazioni , alzo il volume: è marcatamente heavy, eseguita con una precisione degna di professionisti, con delle tastiere psichedeliche e con un riff che ti risuona in testa anche dopo aver pigiato stop. Great job! Leggo il nome della prossima traccia e il collegamento sorge spontaneo: Faith Factory mi rimanda a Fear Factory, gruppo americano inattivo da un decennio e precursore del loro stesso genere. Abbandonati i sillogismi, passo all’ascolto...si apre un’ atmosfera quasi mistica, di astrazione e poi boom, il giro di basso a capovolgere il tutto. Il suono risulta ancora diretto, ma a differenza del brano precedente tornano, presenti più che mai, elementi stilistici tipici dell’industrial.

Si chiude con Am I Still Alive, che mostra ancora un'altra faccia della band. La chitarra acustica iniziale ricorda brani sicuramente poco metal, non fosse poi per il ritorno dei suoni elettronici e dell’aspetto corale che richiudono sulla vera provenienza musicale del lavoro. Una nota di merito in questo brano ai chitarristi: assoli studiati e pungenti, piacevolissimi. I brani sono finiti, quasi un po’ me ne dispiaccio. Il prodotto pecca forse un po’ in alcuni, anzi pochi punti, tra cui la voce maschile che, come ho già anticipato, ha bisogno di acquisire ancora maggiore personalità, ma ha tutte le carte in regola per aprirsi a qualcosa di più grande. Onore a tutti i componenti che, con sapienza, in sole cinque tracce hanno avuto la capacità di racchiudere le loro essenze, così diverse e multicolore, ma assolutamente percettibili.
Solide basi per il futuro, ma adesso andate ad ascoltarli e…stay metal!




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